domenica 20 febbraio 2011

CORSO TAMERICI: IL MONDO DEL CIOCCOLATO DI PAUL DE BONDT



Un corso sulla lavorazione del cioccolato è davvero affascinante, questo si sa ancor prima di parteciparvi, se poi questo corso ha come docente un personaggio come Paul De Bondt, olandese di nascita e pisano d'adozione, la giornata si fa non solo interessante ma divertente, colorata, rilassante, da incanto.
Non è un caso che nel 2009 Paul, con la sua compagna Cecilia Iacobelli, sia stato eletto miglior cioccolatiere italiano e se a conferma di questa bravura si aggiungono numerosi riconoscimenti nel 2010, tra i quali "Il Premio Tavoletta d' Oro", giusto per nominarne uno, possiamo capire quale sia il suo valore aggiunto: la qualità dei prodotti che parte da un' attenzione particolare per la purezza e la lavorazione di un prodotto "fine".
Se volete conoscerlo da vicino e buttare un occhio all'interno del suo laboratorio o alla gamma dei suoi prodotti, vi consiglio di guardare qui

Il corso si apre con una breve storia sul cacao, le sue origini, il suo percorso che ci porta al 1850, momento in cui si capisce che il burro di cacao si può separare dal resto, che è solido. Ma non solo: gli Svizzeri arrivano poi alla grande scoperta del latte in polvere e del concaggio: macinati i semi di cacao si riducono in polvere, si aggiungono allo zucchero e macinato il tutto molto fine si lavora a mano per ottenere un impasto che un centinaio di anni fa porta nelle nostre mani le tavolette. Avete presente il cioccolato di Modica? Questa è la tavoletta di allora, non bellissima da vedere, un po' granulosa alla masticazione ma che diventa un' ottima cioccolata in tazza.









Tra un racconto e l'altro inizia la degustazione: Paul ci spiega che il pezzetto di tavoletta messo in bocca non deve essere masticato e ingoiato perchè si verrebbero a perdere molte caratteristiche, così si mastica 2 o 3 volte e poi si lascia sciogliere in bocca, finchè si sia fuso completamente, unico momento in cui gli aromi sono liberi.
La degustazione non è semplice:
bisogna percepire il DOLCE (se aggiungo zucchero), l'AMARO ( che dipende dalla qualità e dalla provenienza del cacao), il SAPIDO (dato dalla presenza dei tanti sali minerali) e l'ACIDITA' (generalmente lieve).
Cerchiamo di cogliere ogni sfumatura:

- partiamo con la tavoletta fondente 66% di cacao, un cacao fine dal carattere caldo e rotondo, leggermente aromatizzato da vaniglia (ovviamente naturale) e proveniente dall'isola di Trinidad; leggera acidità e intenso profumo di legno e miele

- proseguiamo con la tavoletta fondente 80% di cacao dal carattere forte e selvatico, privo di vaniglia così da marcare le note tipiche del cacao greggio

- arriviamo alla tavoletta 68% dal carattere acidulo ma di un'acidità fresca, poco amaro, molto fruttato, presente la vaniglia, cacao criollo (non a caso detto anche "nobile") proveniente dal Madagascar

e ora le aromatiche

- tavoletta 64% monovarietà di cacao criollo proveniente dal Madagascar di colore rosso chiaro, con spiccata acidità e sentore di piccoli frutti rossi e dal leggero aroma di affumicato, arricchito da olio essenziale di limetta e di buccia di limone candita naturale. Con la degustazione si percepiscono i pezzettini di limone e si distinguono separatamente i 3 sapori

infine

- tavoletta alla rosa che fa parte di quelle cosiddette "sensuali", è un cioccolato fondente al 60% sottile ed elegante aromatizzato con olio di rosa purissimo ottenuto dalla distillazione dei petali di rosa, non a caso Paul lo definisce "romantico". Il sentore di rosa si percepisce solo alla fine, motivo per cui non va masticato e ingoiato proprio per non perdere questa parte di sapore.

Paul ci spiega poi che il burro di cacao, che possiamo definire il cemento del cioccolato, possiede 5 tipologie di cristalli: il primo fonde a 24° e l'ultimo a 36° , questo è il cosiddetto percorso di fusione.
E visto che siamo sull'argomento incominciamo a parlare di temperaggio o, per meglio dire, di precristallizazione. La cristallizzazione, ossia l'indurimento della massa grassa contenuta nel cioccolato (burro di cacao) deve avvenitre in modo corretto. Dobbiamo quindi rispettare determinate temperature in modo da non destrutturare il cioccolato ma ottenere i giusti cristalli stabili che permettono la lucentezza e una consistenza croccante, non dura.

Ci sono diversi metodi per temperare il cioccolato, non è che uno sia più facile e uno più difficile ma certo è che quello a noi insegnato è quello che funziona sempre, ed è quindi quello adottato:

sciogliamo un kg di cioccolato, totalmente, in modo da non avere più cristalli e arrivando ad una temperatura di 50° se fondente o 45° se al latte o bianco.
Per arrivare a questa temperatura abbiamo messo il cioccolato in una ciotola di plastica (meglio evitare il vetro che si surriscalda eccessivamente) e l'abbiamo inserita in microonde alla massima temperatura, per un minuto. Riprendiamo la ciotola, mescoliamo bene e con cura, anche sui bordi. Ripetiamo l'operazione per altre 3 volte, poi iniziamo a diminuire il tempo mantenendo sempre la massima temperatura. Prima passo da un minuto a 30 secondi poi a 15 sec e poi a 10 e ogni volta mescolo con cura.
Quando sarà fuso completamente posso misurare la temperatura: se ho raggiunto i 50 verso la metà della massa su un piano di marmo e inizio a muoverla (sposto e mescolo) con l'aiuto di 2 spatole e continuamente fino a raggiungere la temperatura di 28-29°C (per il cioccolato fondente) e 26-27°C per il cioccolato bianco e al latte.
A Questo punto raccolgo il cioccolato in una ciotola di plastica e aggiungo, poco alla volta, il cioccolato caldo precedentemente fuso, mescolando bene con una spatola sul fondo e lungo i bordi fino ad arrivare a 31 °C per il cioccolato fondente, 29° per quello al latte e 28° per quello bianco.


Se misurando la temperatura mi accorgo che:

-è superiore ai 33°.....ricomincio da capo
-è inferiore alla temperatura di lavorazione, aggiungo cioccolato caldo o con l'aiuto di un phon scaldo la massa
-è inferiore ai 33° ma superiore alla temperatura di lavorazione: lascio raffreddare, mescolando ogni tanto



Oltre che misurare col termometro Paul utilizza un sistema efficace: cola un filo di cioccolato sulla carta forno, e controlla il tempo che impiega per arrivare all'inizio della solidificazione. Se impiega 50/60 secondi la temperatura è ottimale per la lavorazione.


A questo punto il maestro inizia ad esprimere tutta la sua creatività:

bottoni di cioccolato decorati con frutta secca (ed ecco il sistema per allargare il cerchio del cioccolato: si fa scorrere la spatola sotto la carta forno, velocemente, da destra a sinistra e da sinistra a destra ;-) )





con appositi stampi in policarbonato si creano bicchierini da riempire con crema di cioccolato bianco e burro aromatizzata allo zafferano o con una ganache di cioccolato fondente e dei gusci tondi che possiamo riempire a piacere (ma che sono tanto buoni da sgranocchiare così come sono nella loro splendida lucentezza),







una mousse dal sapore pulito, poco dolce, che si accompagna splendidamente alla panna montata e ad una deliziosa composta di albicocche e prugne secche marinate nel porto

un morbido biscuit senza farina





croccanti nocciole ricoperte di cioccolato e tuffate nello zucchero semolato



suadenti tartufi





spettacolari cestini ottenuti con l'aiuto di un palloncino gonfiato




pinoli (rigorosamente toscani) con mandorle e riso soffiato che uniti al cioccolato fuso diventano delizie per il palato


e quelle magnifiche decorazioni? sigarette, reti, riccioli.....


















un artista, ecco come dobbiamo definirlo....e quando lo vedo pensieroso, attento, silenzioso mi sembra un pittore davanti alla sua tela che da lì a poco creerà, con una gamma di colori infinita, un'opera davvero eccezionale....questo è Paul....

mercoledì 2 febbraio 2011

IDENTITA' GOLOSE 2011: una giornata magica

E' stato il mio primo anno di Identità Golose, partecipazione decisa all'ultimo momento, viaggio in auto col cuore in gola, un po' per i diversi incidenti stradali incontrati durante il tragitto (che mi facevano temere di arrivare chissà quando), un po' perchè nella mia testa si susseguivano le stesse domande "farò bene ad andare? forse mi sentirò spaesata? Fuori luogo? Ebbene.....: sono tornata esaltata!....avete presente cosa possa significare vivere un 'atmosfera magica? Ecco, se dovessi definire Identità Golose direi appunto che è una magia dove s'intrecciano eventi, personaggi, dove viene data la possibilità di degustare buon cibo e buon vino e ascolare le parole di chi ti sa incantare, ma incantare davvero.

E' quello che mi è successo davanti al maitre cocholatier della Perugina mentre temperava il cioccolato, mentre preparava quei deliziosi ovetti e creava dei suadenti tartufi ripieni di ganache.






E' quello che mi è successo mentre ascoltavo, estasiata, i racconti di vita di Sorbillo, Dell'Amura e Padoan che davanti ad una sala attenta alzavano il sipario sulla leggenda della pizza.




E' quello che mi è successo ammirando Christian e Manuel Costardi che con leggiadra armonia raccontavano un risotto all'onda...neanche a farlo apposta....con zucca e amaretti (e un tocco di riduzione di aceto balsamico)...per farmi sognare, che quel tripudio di colori e sapori, fosse dedicato proprio a me, alla mia città.

















E vogliamo sottolineare la meraviglia degli stand presenti? Prodotti di alta qualità di ogni tipo come riso, pasta, formaggi, grappe, farine, aromi, accessori e un particolarissimo stand di germogli utilizzati per la decorazione dei piatti dai sapori incredibilmente sorprendenti....





























E mentre cammino, guardandomi attorno, "inciampo" in Antonino Cannavacciulo, Massimo Bottura, la dolce Loretta Fanella, il grande Gianluca Fusto, Davide Oldani, Viviana Varese, Alfio Ghezzi....conosco chi aveva solo un nome e ora ha pure un volto...Lydia, Alessandro Guerani, la mitica Babs, i Calycanthus....rivedo Virginia con la sua splendida panciotta, conosco il simpaticissimo Carlo di Italiasquisita....e finalmente Lei, amata e benvoluta da tutti...(ma so bene il perchè: grazie Manu per aver reso questo giorno davvero speciale).










E con te la magia è continuata degustando quel menù ispirato a Ernest Hemingway di cui proprio quest'anno si celebra il 50° anniversario dalla scomparsa, un omaggio alla passione dello scrittore per il buon cibo ed il buon vino....ricette evocative in perfetto stile Cedroni che di certo hanno soddisfatto le papille più esigenti.












La danza si apre con un elegante piattino di crema alla nocciola, una sorta di mou da mangiare con il dito



accompagnato da un mojito leggero preparato con il sachè, esaltato dal profumo e sapore delicato della menta.




Se vi dico poi che non sopporto le ostriche crude, neppure quelle che si trovano in Bretagna o in Normandia ma che quelle preparare qui sono state esaltanti? Sarà stato l'accompagnamento del caramello all'aceto balsamico di Lampone, della panna acida e dello scalogno o quel particolare gelato all'ostrica a renderle così speciale?




Il percorso continua con cubetti di pesce spada marinati in soia e miele, appena sbollentati, accompagnati da sedano rapa, salsa di friggitelli e friggitelli tagliati a julienne, ananas cotto sottovuoto al profumo di anice stellato e daicon (ravanello grosso giapponese) : delizia per il palato.



E se fino a questo momento il tutto si accompagna ad un rosè d'eccezione, la degustazione prosegue con un Roero Arneis Predalupo, un bianco molto interessante, un piemontese di Fontanafredda, che ci prepara ad accogliere un baccalà cotto in olio a 60° finchè l' interno raggiunga la temperatura di 45°, guarnito di maionese di baccalà (ottenuta con la pelle), sul fondo una sorta di brodino (che è poi un tè alla rosa), petali di rosa, semi di senape cotti nella pentola a pressione, cubetti di finocchio crudo e crema di topinambur e cardamomo...un accostamento di sapori che raggiungono la perfezione,






e prima del dessert, ecco la trota scottata ricoperta di Patanegra, su letto di lenticchie rosse trasformate in morbida crema.





Concludiamo la degustazione con un gelato alla viola su crema di lampone, ribes intero e un perfetto crumble alle spezie che appoggia sull'infuso di lemon grass e arancia amara




....capite ora perchè dopo due viaggi alla Madonnina del Pescatore, qualche viaggio al Clandestino di Portonovo e ultimamente pure a quello di Milano mi sono ritrovata "gastronomicamente" innamorata di Moreno Cedroni?


Unico brutto inconveniente di questa giornata? E' passato tutto troppo in fretta e mi sono ritrovata in un batter d'occhio all'ora dei saluti....mi sono sentita come Cenerentola allo scader della mezzanotte....e mentre tornavo in direzione Mantova quasi mi sembrava di lasciare alle spalle un sogno davvero meraviglioso ma portavo con me un bagaglio di emozioni, tante foto, un libro (em...davanti allo stand di Bibliotheca culinaria potevo tornare a mani vuote???) un gadget e un braccialetto rosa con la scritta "STAMPA"....che - vi farà sorridere - ancor oggi indosso.

lunedì 17 gennaio 2011

CIABATTA CON POOLISH E AUTOLISI LUNGA DI ADRIANO

La ciabatta

Come tipo di pane la ciabatta è uno dei miei preferiti e dopo la sua pizza ho riprovato anche la sua ciabatta. Dico "RIprovato" perchè in effetti la prima volta non è stato un successo: il segreto di un impasto così idratato sta nell'incorporare l'acqua veramente poco alla volta per non rischiare una "pappina" molle che poi non riuscirete più a recuperare e incordare. Tenendo ben in mente questo particolare, il resto viene da sè: un pane decisamente mooolto buono, morbidissimo e con una crosticina appena accennata....veramente meraviglioso, come dicono in casa mia: da 10 e lode....
Riporto la ricetta del maestro Adriano rimandando sempre a lui per i vari passaggi fotografici


Ingredienti:
500 gr farina W 300 (in alternativa, manitoba da supermercato)
400/450gr acqua (a seconda della capacità di assorbimento della farina) - io ne ho usata 450
10 gr sale
5 gr lievito fresco

Sera ore 21: ho preparato il poolish con 200 gr di acqua in cui ho sciolto 0,5 gr di lievito da aggiungere a 200 gr di farina . Coprire e lasciare ad una temperatura di 23/24° fino al mattino.

La sera stessa ho messo nell'impastatrice 150 gr di farina con 100 gr di acqua fresca (=massa autolitica*) e impastato a velocità lenta per 3-4 minuti, ho coperto con un telo nylon per alimenti e lasciato così fino al mattino.

Mattino:
Ho messo nella ciotola dell'impastatrice, dove già si trovava la massa autolitica(*), il poolish, la restante farina (150 gr) e 50 gr di acqua in cui ho sciolto il lievito rimanente (4,5 gr). Ho avviato a vel. 1 con la foglia e dopo 3 minuti ho aumentato la velocità a 1,5, inserito poi il sale e lasciato incordare.

Una volta che l’impasto si è staccato dalla ciotola, ho inserito a filo l’acqua rimanente (io ne ho aggiunta circa 100 gr) in modo intermittente, ricordatevi di sospendere l'operazione se si dovesse smollare troppo.

Ho montato poi il gancio e lasciato andare a vel. 1,5, capovolgendo di tanto in tanto la massa, fino ad ottenere un impasto liscio e legato.

Si spegne poi l’impastatrice e si copre con un panno. Dopo 20 min si fa qualche giro, fino a che non si riavvolge al gancio e poi di nuovo si copre. Dopo 20 min si ripete l'operazione e poi di nuovo si copre col panno ma questa volta per circa un'ora, finchè l’impasto sarà raddoppiato. Rovesciare poi sulla spianatoia infarinata, spezzare in due e avvolgere ogni pezzo (arrotolare col pollice come si fa per il Pugliese ma senza stringere). Coprire con della plastica o a campana.

Dopo 20 minuti dare una sola piegatura a 3, rovesciamo le forme e lasciar riposare coperto per 15 minuti.

Infarinare bene le 2 ciabatte, picchiettare delicatamente con la punta delle dita ed allungare senza forzare.

Dopo 15 minuti ho trasferito sulla paletta infarinata e infornato a 250°, su pietra refrattaria (se non l'avete potete usare una teglia pesante, tipo leccarda, capovolta) per 8 minuti. Ridurre la temperatura a 180° e proseguire la cottura per altri 8 min, di cui 3 in fessura.

Lasciar raffreddare in verticale, nel forno con lo sportello in fessura.

venerdì 14 gennaio 2011

FETTE BISCOTTATE

fette biscottate

Questa ricetta è per Elena che da circa un mese o forse più mi chiede come fare le fette biscottate.....e naturalmente per tutti voi...
Ho provato diverse versioni ma questa - proveniente dal libro dei Grandi Lievitati secondo l'Etoile - è perfetta, come gusto e friabilità....Ottimo pure il pane prima della tostatura.

Ingredienti per uno stampo pane in cassetta 35x10

430 gr di farina 00 w 350 (farina forte - anche manitoba da supermercato)
30 gr di acqua
65 gr di lievito naturale rinfrescato
10 gr di lievito di birra
3 gr di sale
180 gr di latte intero fresco
30/35 gr di zucchero semolato
7 gr di malto in polvere o un cucchiaino se liquido
35 gr di destrosio
65 gr di uova intere
6 gr di olio extra vergine d'oliva
50 gr di burro

Mettere nell'impastatrice la farina, il lievito naturale, il lievito di birra, lo zucchero, il malto, il destrosio, le uova, e azionare la macchina al minimo iniziando ad unire, a filo, gli ingredienti liquidi: il latte e l'acqua, aggiungere il sale, portare la velocità a 1,5 e continuare ad impastare a velocità 2. Aggiungere poi il burro in 2 riprese e impastare per circa 10/15 minuti fino a che si sia formata la maglia glutinica. Mettere l'impasto in una ciotola di plastica, coprire con un telo di nylon per alimenti e far riposare a temperatura ambiente per 30/40 minuti.
Intanto ungere accuratamente con burro morbido, non sciolto, l'interno dell'apposito stampo in lamiera alluminata, prestando particolare attenzione alle insenature, alla base, dove non ci dovranno essere zone non unte ma nemmeno accumuli di grasso che farebbero attaccare ancor di più il prodotto.

Terminato il riposo, riprendere l'impasto e procedere con il sistema della "pirlatura" o arrotondamento , fa riposare per circa 10/15 minuti a temperatura ambiente. Riprendere il panetto pirlato, dividerlo in 8/10 pezzi e ripetere l'operazione per ogni singolo pezzo, percependo tra le mani il consolidarsi e l'omogeneizzarsi della forza. Sistemare in modo simmetrico, le palline di impasto così ottenute all'interno dello stampo unto in precedenza.
Riporre lo stampo in camera di lievitazione ad una temperatura stabile di 28/30°C e con 70/75% di umidità per circa 3 ore e comunque finchè triplica il volume (per creare l'umidità, inserire nel forno spento ma portato alla temperatura richiesta, un pentolino di acqua bollente e spruzzare sull'impasto dell'acqua vaporizzata).

A lievitazione avvenuta, posizionare lo stampo sul tavolo a temperatura ambiente per circa 10 minuti per permettere la formazione di una sottile pelle, poi infornare in forno preriscaldato a 150°C per 40 minuti; proseguire per altri 10 minuti con forno in fessura.

Sfornare, attendere 10 minuti appoggiando lo stampo su griglia. Trascorso questo tempo capovolgere lo stampo, sformare il pane, rimetterlo nella posizione originale e far raffreddare bene per almeno 10 ore.

Tagliare a fette alte circa 1/1,5 cm, sistemarle su delle teglie possibilmente forate, e tostare il prodotto a 140/150°C fino ad abbrustolire bene entrambi i lati e asciugare l'interno.
Sfornare e far raffreddare molto bene, conservare poi in scatole di latta.

mercoledì 12 gennaio 2011

LA PIZZA CROCCANTE (IN TEGLIA) DI ADRIANO

pizza

So bene che Adriano è una garanzia e non è un caso che sia chiamato da tutti "maestro". Ho già provato diverse sue preparazioni perchè sono appassionata di lievitati e parecchio tempo fa la sua pizza a lunga lievitazione che credevo fosse la migliore in assoluto....fino a quando ho provato questa, la pizza croccante in teglia....Mattia, mio figlio più grande, al primo morso ha commentato "10 e lode", Tommaso, il più piccolo, che cerca di superare in ogni cosa suo fratello, ha commentato con un "10 e lode all'infinito" , Marco, mio marito "eccezionale"...sarà il tocco di Adriano, sarà un po' anche il mio e l'aiuto di un forno nuovo che mi sta dando un sacco di soddisfazioni....be...resta il fatto di una pizza che tanto mi ricorda le migliori pizze napoletane, leggerissima, con un bordo paffuto e ben alveolato....per i miei gusti...una pizza perfetta.
Come ricorda Adriano: "la cottura fatta senza ungere le teglie fornisce una base croccante piuttosto sostenuta. Se la si preferisce più friabile vanno pennellate come al solito con olio evo". Io ho cotto direttamente sulla pietra refrattaria.
Riporto fedelmente le parole di Adriano perchè meglio di così non è possibile spiegare e vi rimando a lui per la lettura dei commenti e la visione dei passaggi fotografici che possono aiutare ulteriormente.
Un' ultima raccomandazione: provatela!

Ingredienti:

per 3 teglie 30 x 35 (che io ho sostituito con la pietro refrattaria)

900 gr farina W 250 (o una 0 per pizza ad alto assorbimento)
720 gr acqua
45 gr olio evo
18 gr sale
4,5 gr lievito fresco
1 cucchiaino di malto d’orzo
Semola rimacinata per spolverare

Di primo mattino...così inizia Adriano....ma io...em...em...mi sono svegliata alle 10 e ho cominciato così:

sciogliamo il lievito ed il malto in 450gr di acqua, mescoliamo altrettanta farina setacciata (450 gr), copriamo ed attendiamo che gonfi e si crei un principio di fossetta nella parte centrale (ca. 3 ore a 20°).

Aggiungiamo l’acqua rimanente, facendola cadere lungo i bordi del recipiente, avviamo la macchina con la foglia a bassa velocità ed inseriamo il resto della farina (450 gr), facendola cadere a pioggia con continuità. Amalgamata la farina, aggiungiamo il sale.

Dopo 2’ portiamo gradatamente la velocità a 1,5 e lasciamo incordare.

Coliamo l’olio a filo, curando di non perdere l’incordatura.

Montiamo il gancio ed impastiamo fino ad ottenere il velo, ribaltando la massa un paio di volte nel corso della lavorazione.

Copriamo e lasciamo lievitare a temperatura ambiente.

Verso le 16.00 rovesciamo l’impasto sulla spianatoia spolverata con la semola, dividiamo l’impasto in tre parti, pieghiamo ognuno di questi a 3 per una sola volta ed arrotoliamo stringendo moderatamente. Trasferiamo in altrettanti contenitori con coperchio ermetico, non infarinati.

Lasciamo raddoppiare a 28°

Al momento di cuocere, rovesciamo gli impasti sulla spianatoia infarinata con la semola e spolveriamo anch’essi, picchiettiamo con la punta delle dita e stendiamo stirandoli, evitando accuratamente la fuoriuscita dei gas di lievitazione. Carichiamo sull’avambraccio e sistemiamo delicatamente nelle teglie non unte, spolverate con un velo di semola. Finiamo di stendere.

Condiamo con pomodoro e sale ed inforniamo a 250° nella parte bassa, per 10°.
Distribuiamo la mozzarella, condiamo con un filo di olio evo e reinforniamo nella parte alta per 4/5’, facendo attenzione a non bruciare la mozzarella.

lunedì 10 gennaio 2011

PANE ALLE CAROTE

Pane alle Carote

Durante queste vacanze natalizie sono stata in montagna....e, come succede ogni volta che ci vado, sono rimasta sbalordita per la bontà del pane. Avete presente quanto sia buono il pane in montagna???? Ne ho mangiato di ogni tipo, con i semi di lino, integrale, al burro e....alle carote.
Così, appena a casa, complice uno splendido libro che mi hanno gentilmente prestato ("Profumi dal Forno" di Omar Busi) ho voluto ripetere l'esperienza partendo da quello di carote, un pane particolarmente delicato, a basso contenuto di grassi, che si presta ad ogni tipo di abbinamento, sia dolce che salato.

Ingredienti

Metodo Indiretto
250 gr di farina (W 295)
250 gr di rimacinato di semola
175 gr di acqua
150 gr di carote grattugiate
50 gr di carote sbollentate a pezzettini (molto piccoli)
45 gr di burro fresco
20 gr di lievito di birra
10 gr di sale
8 gr di miele millefiori o acacia
150 gr di biga corta *

Glassa per la decorazione
105 gr di t.p.t di mandorle ( t.p.t significa "tanto per tanto" cioè miscela tra due ingredienti nella stessa quantità. Se non diversamente specificato indica una miscela tra il 50% di zucchero a velo e il 50% di farina di mandorle)
35 gr di albumi

* Biga corta: 200 gr di farina W 320 / 100 gr di acqua / 1 gr di lievito di birra. Impastare i tre ingredienti per una decina di minuti, poi lasciar fermentare per 16-20 ore a 18°C

Esecuzione.

Impastare farina, biga, acqua e miele, poi inserire il burro e le carote grattugiate (ben asciutte) in prima velocità. Aggiungere il sale e portare in seconda velocità poi il lievito di birra e le carote sbollentate. Far riposare l'impasto per 10-15 minuti poi suddividere in pezzi di 450 gr e lasciar riposare 10 minuti. Creare dei cilindri e inserirli nei bauletti. far lievitare a 35°C con umidità pari al 75-80% per 60 minuti circa (deve sbordare dallo stampo in altezza per almeno 3-4 cm). Decorare con la glassa e cospargere la superficie con mandorle affettate e un po' di zucchero a velo. Infornare a 200°C per 25 minuti circa.





Questa ricetta partecipa al WHB # 266 ospitato da

Cinzia di Cindystar
Grazie ad Haalo, organizzatrice internazionale,
a Brii, organizzatrice italiana,
e a Kalyn, fondatrice dell'evento.